Toritto il 25 Aprile 2003 all’insegna della memoria.
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Mentre la Memoria, con l’omologazione televisiva e l’esplosione di un egoismo insostenibile stimolato dalla reclame di chi detiene il controllo dei mass media, sembra irrimediabilmente fritta, a Toritto il 25 Aprile, la Festa della Liberazione la Memoria torna in primo piano per cercare di recuperare quei valori che altrimenti la globalizzazione a senso unico ci farà evacuare del tutto. Dopo la bellezza di 58 anni, l’amministrazione comunale rinfresca la memoria deponendo una corona di alloro sulla targa di Giacomo Matteotti collocata sul frontespizio di Palazzo Stella, in piazza Aldo Moro il 1945. Una azione corroborante che comunico con piacere perché offre la possibilità di ricordare due martiri, quello di Matteotti e Moro, certamente caduti, per mano ignota, per aver aspirato una realtà diversa da quella che viviamo tuttora. Una realtà che è certamente possibile da realizzare, se oltre all’ egoismo liberista e liberticida sfrenati si desse spazio per “l’altruismo” e ai valori che questo sprigiona, quali rispetto e la comprensione dell’altro, la solidarietà e il dialogo con l’altro. No, la nostra civiltà non ha futuro se basiamo la nostra azione solo su ciò che viene diffuso dall’egoismo eccessivo: “la legge del Menga e dell’Omertà Mafiosa, decuplicatasi con l’esplodere dei desideri attraverso l’omologazione televisiva dalla capitale lombardo-padana. In altre parole ad agire secondo “ che men-e fre-ga”, oppure “non vedo non sento e non parlo”. Non credo sia difficile capire insomma che il liberismo della globalizzazione a senso unico poggia la sua egemonia mondiale sull’egoismo individuale e sull’altruismo apparente dei personaggi dei salotti televisivi da un lato; e dall’altro che è sull’altruismo sostenibile che l’individuo trova il suo completamento. Se noi oggi non riscoprissimo i valori sprigionati dall’altruismo e dallo spirito che animava i suddetti martiri, difficilmente il locale e noi stessi potremo trovare nel quotidiano tale completamento, e, quindi a non essere irrimediabilmente assimilati ed evacuati dal globale transgenico e transoceanico. Antonio Bartolomeo
Roma, 1° Maggio 2003 in Piazza San Giovanni.
La mia prima esperienza del Primo Maggio, merita di essere raccontata per le sue due sfaccettature, una positiva e l’altra negativa.
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L’aspetto positivo, è stato quello vissuto durante la manifestazione nel pomeriggio in Piazza San Giovanni gremita di gente di ogni età, paragonabile in allegria e festosità alla Manifestazione della Pace del 15 febbraio scorso a Roma e a quella di Firenze di Novembre 2002. Una zampillante allegria che viene dimostrata dalle foto al cappello tricolore con la scritta: “l’Italia ripudia i leccabush”.
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L’aspetto negativo, invece, riguarda l’esperienza vissuta durante il viaggio ferroviario sia all’andata che al ritorno a Bari, esperienze che non meritavano di essere fotografate. Un vero putiferio che non ho riscontrato in nessun dei viaggi di tutte le manifestazioni degli ultimi due anni: 2 volte a Genova e 1 a Firenze (contro la globalizzazione a senso unico delle multinazionali finanziarie ultraliberiste), 2 volte alle Manifestazioni per la Pace Perugia-Assisi , 2 volte a Roma per la Pace e contro il Terrorismo, nonché quella contro l’abbattimento dell’Articolo 18 (come vorrebbe il Polo liberista guidato dal polifemo di arcore). Mai mi è capitato nelle suddette manifestazioni di assistere a masse giovanili che, come tifosi da stadio di calcio o cavallette, assaltare le carrozze. Se in queste manifestazioni di protesta i partecipanti vi affluivano dalla Puglia sino a Foggia a piccoli o grandi gruppi di alcune centinaia, e il viaggio veniva fatto con treni ordinari e con biglietto ridotto. Il primo Maggio vengono messi due treni straordinari dalla Puglia con biglietto ridotto. Se nelle manifestazioni di protesta la partecipazione si limitava a poche centinaia, il Primo Maggio invece vi sono affluiti a migliaia, un vero arrembaggio di orde giovani, che hanno riempito sino all’inverosimile i due treni. Per dare l’idea ricordo come era stracarica la Nave Flora di Albanesi, arrivati in Italia per ragioni diverse al Porto di Bari nell’agosto del 1991. Insomma a Foggia nel scompartimento da stare solo, mi ritrovai all’improvviso in compagnia di 14 energici tifosi del Foggia dai 17 ai 20 anni, dei quali due si andarono subito coricarsi al posto dei bagagli, e naturalmente tutti senza biglietto. Non sto qui a raccontare quanti ne stavano in
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corridoio, cosa combinarono sino a Roma, quanta roba mandarono in fumo, e ne tanto meno l’esperienza del ritorno.
Aggiungo solo dire che se nelle manifestazioni di protesta da Toritto vi accorrevano pochi, il primo maggio ne erano invece una cinquantina. Di tutti questi gruppi di giovani da stadio di calcio solo pochi si recarono in Piazza San Giovanni, ma se ne andarono o a zonzo per le strade di Roma o a dormire nei parchi data la bella e soleggiata giornata. Infatti di tutti i tifosi del Foggia e dei ragazzi di Toritto che si recarono a Roma solo pochi riuscii a incontrare tra quei pochi c’era pure Pasqualino. Probabilmente, per l’assenza di questa tifoseria, l’esperienza del pomeriggio e lo spettacolo del palco, dove spiccava la scritta “ricostruiamo la Pace”, rimarrà certamente un costruttivo contributo positivo indimenticabile per un futuro di giustizia e libertà.
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Pertanto, il Revival Equilibrium di Toritto nel giorno in cui il Mondo onora il Lavoro, restando nel positivo, rivolge il proprio solidale saluto a quanti contribuiscono, con il loro quotidiano impegno verso il progresso civile e sociale del nostro paese. Il cammino percorso dal mondo del lavoro per l’affermazione dei propri diritti è stato lungo e difficile. Oggi ancor più all’interno con uno sviluppo tecnologico sempre più accentrato che sembra voler emarginare le specificità artigianali e creative dell’uomo, soprattutto per i giovani e per coloro che si avvicinano al apparato produttivo. Credo, quindi, che il primo Maggio come festa della lavoro oltre che un momento ludico debba essere anche un momento di riflessione collettiva, soprattutto per eliminare l’insostenibile precarietà nel mondo operaio e il monopolio definitivo di privilegi feudali. Una riflessione che ai cittadini gli faccia riappropriare il proprio ruolo: la trasformazione attraverso le riforme, della vita nel nostro paese. Ciascun cittadino, dia, quindi, il proprio contributo a questa grande opera socioculturale politica ed economica, affinché siano definitivamente sparpagliate tali nubi minacciosi e affermati i diritti del Lavoro, in un Europa fondata sui valori della democrazia, di giustizia e libertà e della solidarietà. Antonio Bartolomeo
Presidente associazione Culturale Revival Equilibrium di Toritto (Bari)