La fuga di cervelli: una opportunità dei nordici e pochi sudici:

U PAIS DI SPOSTET

Mai come negli ultimi anni la Puglia e Toritto è stata attraversata da scorie e scorioni.  Se guardiamo i dati degli ultimi 25 anni, poi, non ci sono né se né ma che tengono.  E sempre per onore del vero, da questa indegna e immeritata condizione ne è contaminato anche lo scrivente.

Credo pure che se sottoponessimo, le relazioni sociali e l’invadente pendolarismo della gente dei nostri paesi (cresciuti disastrosamente con l’abnorme espansione di cemento degli ultimi 30 anni), all’analisi di un gruppo di sociologi, questi non avrebbero nessuna difficoltà ad ammettere che nella provincia di Bari, è stata realizzata l’Utopia di T. Moro, descritta anche da T. Campanella ne “La Città del Sole”.     

    Mi spiego meglio, nella nostra realtà purtroppo per la mancanza di “spazi creativi e progettuali” con cui superare la mancanza di senno, si è fermato anche il tempo. (u uarloc)

    Pertanto, senza la cognizione del tempo, tutti si spostano  forsennatamente: si sposta per studio e divertimento, si sposta per lavoro l’operaio, l’impiegato, compreso il prete, il magistrato e cosi via….        

  Insomma, si sposta di tutto ivi compreso le “Chianghe d’la Chiaz”, tranne la categoria dei “Sacerdoti”, quelle delle Istituzioni pubbliche dal Comune al  Parlamento.

  Infatti, da un’attenta analisi è risultato che solo il Ceto Sacerdotale (con prole e parentela)  è l’unico a subire la condanna di consumare la sua esistenza nei Palazzi dal Comune al Senato, come il Santo Papa nella casa di Pietro.

    Se andiamo a fondo, in questa analisi si constata che anche il Ceto sacerdotale risulta spostato. L’utopia che  consuma costoro è lo spostò da un Palazzo all’altro delle Istituzioni(Comune, Provincia, Regione, Senato e Parlamenti).

    Se poi, non realizzano l’ambito spostò, rimangono condannati a consumarsi lì dove hanno avuto il Natale.

 (si può ben intendere che in tal caso al delirio, subentra il putiferio. Ma non è il caso di Toritto, qui i sacerdoti con tutto il parentado si consumano lentamente come ceri nel Comune, come fosse casa propria)

     Credo che sia facile ora intuire le ragioni che fanno ritenere la Puglia, “u pais di spostati”. Perché la massima aspirazione comune è lo spostò: evadere da una realtà priva di spazio creativo, dove il tempo è fermo. Come in quei dormitori o masserie, dove il Guardiano o il Massaro non appena sente qualcuno aprire bocca o fare  un’azione diversa dal dormire, viene subito spezzat d’ gamb: zitto, o fila via!? 

Questa è la minestra…! O,  quella e la porta!?

Al danno la beffa.

Alla fin fine ciò che addolora di questo spostò è il vedere sfilar via solo i Cervelli buoni. Gli stessi che, con la loro carica di energia progettuale, hanno contribuito a fare la ricchezza economica dei luoghi dove sono emigrati. Le quali, a loro volta, sono diventate corresponsabili del mancato sviluppo sia politico che economico della nostra regione. Perché hanno riscontrato quanto gli torna comodo che il nostro paese sia un paese di spostati. 

   Ecco come a lungo andare il sottosviluppo e fuga di cervelli, è finita per essere programmata e sponsorizzata sia dall’esterno (spagnoli, borboni, piemontesi per finire ai longobardo-padani ...),  sia all’interno il Ceto Sacerdotale che si consuma nel Palazzo dal Comune alla Regione (da Fitto a Vergola a tanti  altri  sudici  leccanordici locali...) 

  La danza dell’emigrazione di massa con la sua energia creativa, progettata dai nostri sacerdoti, iniziò cento anni fa verso l’America, dove era stata da poco abolita la schiavitù. Il ballo si fermò durante il ventennio e le due guerre (perché servivano uomini al Fronte), e poi si riprese a ballare più allegramente. Molti di quei cervelli e carica progettuale di 50 anni fa, dovuta al tardate riforme agraria quindi per sfuggire alla stagnante e oppressiva mezzadria, si spostò verso nord,  continuando cosi a procurare con gli annessi interessi il sommo gaudio della casta sacerdotale.

  Spesso, quando sono nostri ospiti a passare le ferie, questi ci fanno intuire la dolorosa verità della Catena di Sant’Antonio: ovvero che la nostra realtà senza spazi e con l’orologio fermo, alla meglio gioventù il costoro con il loro sacrificio continuano a progettare la stessa alternativa: la fuga dei cervelli.

 Se oggi, poi, questa opportunità è diventata onnipresente, il merito è senza dubbio da accreditare a chi per garantirla si condanna a consumare la sua esistenza nei palazzi.

 Credo che a questo punto, debba essere chiaro per tutti, che costoro per garantire agli altri questa opportunità non possono che applicare sempre e comunque il canone degli interessi generali.

 Come dire: che se non c’è uno cero che soffre non può esserci un’altra a godere

  E se oggi alla meglio gioventù viene offerto ancora questa opportunità, lo si deve alla sofferenza del suddetto ceto sacerdotale, che per l’interesse generale ha sempre messo da parte il proprio.

Lo stesso sacrificio che costoro hanno avuto negli ultimi 30 anni, si riscontra anche nello sviluppo urbano: l’espansione edilizia del cemento ha trasformato tutte le Città della Puglia in Oasi di felicità.

A differenza che altrove, dove gli interessi Plutocratici con l’invasione del cemento ha trasformato le città in gabbia per topi. Dove i cittadini da difensore della città e della civiltà, sono diventati i suoi nemici: scorioni radioattivi.

   La ricerca del lavoro sempre più precario, la bramosia di danaro sempre insufficiente per soddisfare quei bisogni, spesso superflui, di desideri istillati quotidianamente dalla pubblicità che esala dalle tivù coinvolge ormai tutti e logora di giorno in giorno dall’alba al tramonto.

 Infine, se lo Stress accumulato nel putiferio giornaliero ormai irreversibile, poiché la sera davanti alla Tivù con una partita di calcio, l’ilarità dello striscio e lo spettacolo carnale.., questa con il suo campo magnetico riesce non solo a placare lo stress del giorno ma ricaricarci di notte per affrontare il giorno dopo il medesimo putiferio, domando,:

Come non riconoscere al “sacrificio della casta sacerdotale” il merito di aver realizzato l’utopia ipotizzata da  Erasmo da Rotterdam nell’opera “Elogio della follia”!!??   

Dicembre 2003          Bartolomeo ditoritto